Sul tema Covid, fino ad ora non ho scritto nulla. Non è stata una disattenzione, non è stata pigrizia, è stata una scelta. Da una parte avevo la sensazione che si stesse già dicendo troppo, trasmettendo informazioni spesso confuse o confusive; dall’altra sentivo la necessità di un rispettoso silenzio.
E in realtà è così che mi sento tutt’ora; per il mio modo di essere, per carattere, per cultura, sento che certi dolori sono troppo intimi per essere raccontati sui social, alcune riflessioni troppo complicate per trovare spazio in poche righe. E’ la mia opinione e sensazione in questo momento ovviamente, altre persone traggono grande aiuto dall’uso della tecnologia e degli spazi virtuali, io stessa ritengo la rete una valida risorsa per molti aspetti del mio lavoro. Ma non questo, non questa volta, ecco.
Una sola cosa mi sento di dire: mi sento di dire grazie ai miei pazienti. Ho sperimentato in questi mesi un modo nuovo di fare terapia, esperienza del tutto diversa dalla terapia in presenza. In certi momenti, stare vicina al dolore di un paziente da dietro uno schermo, mi è sembrato in un certo senso, uno “sport estremo”: connessioni che saltano, aspetti che mi sposto un po’ più in là, non la sento più, percepisco che sta piangendo, percepisco che mi è vicina mentre piango. Ma anche, angoli di case, fette di spazi personali intimi diventati momenti di profonda condivisione, qualcuno mi fa deliberatamente vedere particolari della casa per mostrarmi qualcosa in più di sè.
Ecco, solo questo volevo dire. Grazie, di essere stati con me, di avermi dato la possibilità di essere con voi, di aver percorso anche questa parte di cammino insieme e di avermi dato la possibilità di starvi vicina e crescere con voi.